Sul Gatto Selvatico sardo Felis silvestris lybica e sulle ricerche su di esso condotte a Monte Arcosu.


a cura del Dott. A. Murgia

Il Gatto selvatico (Felis silvestris) è uno dei mammiferi europei meno conosciuti. La sottospecie lybica è distribuita in Africa del nord, Corsica e Sardegna. Ha le dimensioni di un grosso gatto domestico è se solo intravisto è difficile distinguerlo da quest’ultimo. Sono possibili anche ibridi, tra gatti selvatici e gatti rinselvatichiti, ma sono abbastanza rari. La maggior parte dei Gatti selvatici può essere riconosciuta per la coda corta grossa, per il pelo folto e con anelli scuri, per il disegno della pelliccia a strisce scure senza macchie, e la zampe chiare. Le sue impronte sono prive del segno degli artigli ma non sono distinguibili da quelle del Gatto domestico. L’habitat in cui vive e costituito da zone boschive e di macchia. E’ prevalentemente solitario e notturno si arrampica agilmente ma caccia prevalentemente al suolo, avvicinandosi furtivamente e piombando sopra le prede, che consistono principalmente in roditori, ma anche conigli, uccelli e rane. Il Gatto selvatico si accoppia in primavera e in maggio ha una cucciolata di 3-5 piccoli; una seconda cucciolata può indicare una ibridazione col in gatto domestico. A differenza del Gatto domestico non sotterra i suoi escrementi.

Non esiste nessun lavoro sull’ecologia e sul comportamento del Gatto selvatico in Sardegna e Corsica, per questo motivo nella Riserva Naturale WWF di Monte Arcosu sono tuttora in corso delle ricerche per ottenere informazioni sul suo comportamento. La maggiore difficoltà che si presenta nella raccolta di queste informazioni è dovuta al particolare ambiente in cui vive questo felino. Infatti a differenza di altre specie osservabili in modo diretto, esso frequenta fitte boscaglie e inoltre possiede attività prevalentemente crepuscolare e notturna. La soluzione a questo problema è data in parte, dall’utilizzo della radio-telemetria (radio tracking), che permette di studiare in modo indiretto le abitudini di un animale, seguendo a distanza i suoi spostamenti e rilevandone il ritmo d’attività; a cui si aggiungono alcune informazioni, derivanti da avvistamenti casuali che si verificano durante il lavoro di raccolta dei dati di telemetria. Al collo di ciascuno dei Gatti catturati è stato sistemato (dopo anestesia) un collare che sostiene un piccolo radiotrasmettitore ad impulsi, alimentato da batterie. Ad ogni collare corrisponde una determinata frequenza degli impulsi emessi, in modo che sia possibile distinguerli. Gli impulsi che arrivano alla radioricevente, tramite un’antenna direzionale, sono trasformati in segnali acustici e/o visivi. L’intensità del segnale varia secondo l’orientamento dell’antenna rispetto al collare, ed è inversamente proporzionale alla distanza che separa il radiotrasmettitore dalla radioricevente. In questo modo mediante una ²triangolazione² è possibile individuare la posizione di ogni animale dotato di radiocollare.